Il Bene in Platone e in Aristotele

La contrapposizione tra Platone e Aristotele è in realtà complementarietà.

2auroraJ

La  presunta contrapposizione tra Platone e Aristotele  va fatta risalire  non solo alla critica di Aristotele alla dottrina delle idee di Platone, ma anche alla diffusione che il pensiero di Aristotele conobbe nei sec. XII e XII ad opera di molti autori quali Scoto Eriugena, Abelardo, Anselmo e le Scuole di Chartres e San Vittore, che presentavano la rivelazione cristiana soprattutto alla luce  della logica e del pensiero platonico e neoplatonico. Aristotele anche nel commento degli arabi Avicenna e Averroè sembrava  contrapporre le verità di ragione a quelle della fede. Toccherà ad Alberto Magno e a San Tommaso di recepirlo in maniera conforme alla fede.

In realtà, accostandosi alle opere dei due grandi pensatori greci, si percepisce più che una contrapposizione una complementarietà di prospettive, che deriva dalla differenti posizioni dalle quali parte la riflessione dei due grandi maestri:il processo della conoscenza umana in Platone, che lo porterà alla formulazione della sua dottrina delle idee, e l’interesse per il mondo della natura in Aristotele, che lo porterà a valorizzare il mondo sensibile. La stessa critica che Aristotele muove alle idee di Platone non deriva da una negazione, da parte di Aristotele, dell’immaterialità del pensiero, ma dal fatto che le idee di Platone gli paiono sostanzialmente messe accanto al mondo sensibile senza farsi principio interno alle cose e quindi non reale causalità.

Il dualismo in Platone e in Aristotele: trascendente e mondo sensibile.

Sia per Aristotele che per Platone vige un sostanziale dualismo per il quale vi è una realtà immateriale, che trascende  ciò che è percepibile a livello sensibile. Entrambi ammettono un principio di bene perfetto e ottimo.

Per Platone si tratta di una realtà che è al di là delle stesse idee, al di là della stessa conoscenza e verità: l’idea del Bene da cui tutte le altre derivano, idea che nella Repubblica così Platone  presenta:

“Or questo elemento che conferisce verità alle cose conosciute e la facoltà al soggetto conoscente,dì pure che è l’idea del Bene. Ed essa, causa di conoscenza e verità, ritienila a sua volta conoscibile; e pur essendo entrambe e conoscenza e verità, così belle, sarai nel giusto  ritenendo queste come cosa da esse diversa ed ancora più bella; mentre la conoscenza e la verità , a quel modo che lì la luce e la vista è giusto ritenerle simili al sole, ma non il sole stesso, così è giusto ritenerle entrambe simili al bene, ma nessuna delle due ritener che sia bene, la cui condizione va  tenuta in ancor più alto pregio” Plat. Repubbl. 508 e-509a

Per Aristotele si tratta del “motore immobile”,sottratto al processo del divenire, atto puro in sé compiuto ”Diciamo che la divinità è essere vivente,eterno e ottimo, sicché alla divinità appartengono vita e tempo continuo e infinito:questo è la divinità” Arist. Meth 1072 b30

Il Bene nell’universo per Platone e Aristotele

Si può  quindi ribadire  che mentre Platone  tiene l’occhio soprattutto in direzione del soprasensibile, Aristotele è volto a cercare nel sensibile il segno del soprasensibile. Da qui la vastità degli interessi di Aristotele che vanno dalla metafisica alla fisica, dalle scienze alla logica, dall’etica  alle attività poetiche, quali la retorica e la poesia Per lui è la “meraviglia” di fronte alla realtà che suscita l’indagine filosofica e spinge alle vette metafisiche.

Per entrambi il bene si irraggia nel mondo.

Per Platone, grazie all’opera del demiurgo, nel mondo è impressa una immagine divina che ha conferito bontà e bellezza all’universo. Così conclude il Timeo, dialogo molto amato  dai padri della Chiesa, ma anche molto esaltato nel Rinascimento tanto che Raffaello nella Scuola di Atene dipinse il libro del Timeo sotto il braccio dello stesso Platone come la sua opera più significativa:

“Infatti ricevendo in sé gli animali mortali e immortali e così completato, si è generato tale cosmo vivente  visibile abbracciante le cose visibili, immagine dell’intelligibile, dio sensibile, grandissimo e ottimo, bellissimo e perfettissimo,  essendo esso stesso cielo uno e unigenito” Plat. Tim.92C

Per Aristotele l’ordine dell’universo è il risultato dell’attrazione della natura, concepita come potenza, verso Dio, immanente e trascendente insieme così come l’ordine nell’esercito, che dipende dal generale:

“Un esercito infatti raggiunge condizioni buone quando è in ordine quando ha un generale:infatti non si ha un generale attraverso l’ordine, ma si ottiene l’ordine attraverso il generale” Arist. Met. 1075 a 15

Tutte le cose nell’universo sono coordinate tra loro e tutte  hanno tra loro relazione e sono ordinate in relazione ad un’unica cosa : la stessa dissoluzione, verso la quale tutte le cose procedono, è di contributo all’ordine comune perché così le cose “ danno luogo ad altre cose, alle quali tutto il resto può partecipare per la costruzione dell’ordine del tutto” Arist. Met. 1075 a 25

La somiglianza con la divinità

L’ordine dell’universo, che è manifestazione del divino, per l’uomo, che è per Aristotele “animale razionale”privilegiato tra i viventi per avere l’intelligenza, implica la necessità di assomigliare al dio, nella vita e negli ordinamenti politici. Così infatti  Platone scrive :

“E quale è l’agire amico e caro alla divinità e che ad essa tiene dietro? Uno solo, fondato su uno solo antico principio, che il simile ama il suo simile se questo si attiene a una giusta misura, ma ciò che è fuori misura dispiace sia a ciò  che è come lui senza certo confine sia a ciò che conserva il suo limite. Il dio è per noi la misura di tutte le cose, molto di più di quanto lo può essere un uomo,come invece dicono ora. Chi allora vorrà essergli amico deve esso pure assomigliarsi al massimo grado possibile, e per questo discorso chi di noi quindi è saggio e temperante è amico alla divinità perché  le assomiglia, chi non lo è non le assomiglia, le è nemico ed è ingiusto” Plat. Leggi IV716cd

Analoga la riflessione di Aristotele sulla necessità del rapporto tra gli uomini e  gli dei:

“Se, infatti, gli dei si prendono una qualche cura delle cose umane, come comunemente si ritiene,sarà ragionevole pensare anche che essi si compiacciono dell’elemento umano più elevato e ad essi più affine(e questo sarà l’intelletto)e che ricompensano gli uomini che amano e onorano l’intelletto più di ogni cosa, considerando che questi si curano di cose a loro care e agiscono in modo retto e bello” Arist. Et. Nic., 1179 a16

Il bene, condizione ideale dello Stato e dell’anima

E’ noto come Platone proponga nella Repubblica uno stato ideale in cui si rifletta la configurazione dell’anima umana nelle sue fondamentali valenze: il momento concupiscibile a cui corrisponde la classe dei lavoratori,quello irascibile a cui corrispondono i custodi della città e quello dei governanti-filosofi, che vanno istruiti nella scienza speciale del bene, in quanto è al bene che l’anima e lo Stato devono tendere.

Inoltre la giustizia, come armonizzazione delle altre virtù, è quella che garantisce l’equilibrio della condizione umana e dello Stato platonico così come per Aristotele la giustizia è virtù somma perché garantisce l’equità distributiva dei beni e dei vantaggi.

La bellezza e la sapienza

Nel Filebo Platone dice che il piacere rende l’uomo simile a un “polmone sottomarino” e Aristotele  che il piacere e il godimento rendono l’uomo simile alla vita degli schiavi e delle bestie.

Attraverso la bellezza,l’unica tra le idee “ che sortì questo privilegio di essere la più  percepibile dai sensi e la più amabile di tutte” Platone ritiene che ci si possa elevare da questo mondo e contemplare la bellezza in sé di lassù “ col mettersi a guardare ciò che qui in terra si chiama bello” Plat. Fedr. 250e

Attraverso la virtù dianoetica della sapienza per Aristotele è raggiungibile in terra la felicità perché l’attività contemplativa “ è la più alta (giacché l’intelletto è la più alta di tutte le realtà che sono in noi, gli oggetti dell’intelletto i più elevati); inoltre è la più continua di tutte le attività: infatti”possiamo contemplare in maniera più continua di quanto non possiamo fare qualsiasi altra cosa”.  Arist. Etica Nicom 1177 a 22-25

I beni sensibili per Platone e Aristotele

Se l’uomo dunque per Aristotele trova la felicità nella realizzazione di sé secondo il posto che egli occupa nell’ordine finalistico del cosmo e cioè nell’esercizio che gli è proprio dell’attività razionale ; e se per Platone il filosofo è colui che riesce a raggiungere la perfezione celeste perché il suo pensiero è alato, in quanto ha più degli altri uomini contemplato il vero essere che riaffiora nella sua memoria, entrambi non disprezzano o sottovalutano gli effetti sensibili proprio perché sanno che anche il divenire ha relazione con il divino.

Nel Filebo Platone parla dei piaceri puri che possono accompagnarsi all’esercizio dell’intelligenza quali quelli della salute, della vista, dell’odorato, dell’udito e dell’istruzione secondo un tipo di vita misto che si accordi alle esigenze umane diverse da quelle della vita incorporea e mentale propria della perfezione divina. Aristotele nell’Etica nicomachea dice che è necessario essere dotati anche di beni esteriori e di mezzi di fortuna quali origini nobili,bellezza di aspetto, agi materiali famiglia e amici ,che di per sé non possono dare la felicità,ma la cui assenza compromette la felicità. “La felicità sembra aver bisogno anche di una simile proprietà esteriore”. Arist. Ec. Nic. lo99b10

Con un senso dell’equilibrio tutto greco essi mostrano di saper comprendere la complessità dell’umano in cui esigenze spirituali si intrecciano a necessità sensibili.

La ragione e il Bene

La filosofia di Platone e di Aristotele ci ha consegnato quindi una visione della realtà improntata al Bene metafisico di cui essa è partecipe anche nei suoi effetti sensibili. Essi ci insegnano che la ragione, impegnata nella ricerca della verità, può condurre a conclusioni che corrispondono alla nostra richiesta di bene:

“Così, secondo un ragionamento probabile, si deve dire che questo mondo è un essere vivente, dotato di anima e di intelligenza, generato ad opera della provvidenza di Dio”. Plat. Tim. 30c

Un messaggio, questo degli antichi Greci, di fiducia nel senso ultimo dell’esistenza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...